MOLTO, MOLTO BREVE STORIA DEL RICAMO

Come non parlare della storia del ricamo? Come non poter prendere in considerazione un’arte ed una tecnica così antica? Il ricamo lo è indiscutibilmente.  Gli studiosi pensano che la storia del ricamo sia iniziata in Oriente e poi il ricamo si sia diffuso in tutto l’Occidente.

Le prime strisce decorative ricamate, datate secoli prima di Cristo, sono state rinvenute in Egitto e nell’Attica. Dato il loro livello di precisione e accuratezza, per forza di cose, doveva essere diffusa una vera e propria scuola, infatti abbiamo testimonianze di punti ancora attuali come il filza, l’erba ed il punto croce. 

Come si potevano impreziosire nell’antichità i capi d’abbigliamento?  

La risposta è semplice, proprio attraverso l’utilizzo del ricamo, in questo modo si poteva aumentare il prestigio della persona che lo indossava (ai tempi per lo più politici e religiosi). 

In Sicilia, la storia del ricamo e le testimonianze legate ad esso risalgono intorno all’anno mille; l’influenza saracena è molto forte a causa dell’occupazione araba, qui furono introdotti i primi laboratori di ricamo e tessitura “Thiraz e Rakam”. La parola ricamo, infatti, deriva dal lemma arabo “raqm” che si pronuncia “racam” e che appunto significa “segno, disegno”. 

I soggetti nei ricami del Medioevo attingevano dalle figure del Nuovo e Vecchio Testamento per poi proseguire fino al XVI secolo inoltrato, dove i ricami iniziano a raccontare le tradizioni popolari, le poesie e le leggende radicate nell’animo profondo dei popoli. 

Nel ‘700 la storia del ricamo ebbe una svolta e si può notare un aumento consistente della diffusione del ricamo utilizzato nella moda, in maniera più marcata nell’abbigliamento maschile, per adornare i dettagli dei capi del guardaroba. 

Nella quotidianità si assume l’abitudine di appuntare figure o punti su di un telo come esercizio che inizia a diffondersi soprattutto nei paesi anglosassoni: 

Nascono così i “samplers” (dal latino EXEMPLUM) ossia modello da imitare, mentre in Italia verranno chiamati “Imparaticci”, e serviranno per l’esercizio delle fanciulle. 

Proprio lo sviluppo dell’” imparaticcio” è direttamente connesso con la diffusione del ricamo dilettantesco; Le dame delle classi agiate dedicavano molto tempo al ricamo e il “sampler” era utilizzato come una sorta di quaderno di appunti, nel quale registrare idee, punti e motivi da consultare quando necessario. 

L’”imparaticcio” più antico che esiste è conosciuto come “SAMPLER DI JANE BOSTOCKE”, 1598, conservato a Londra, nel Victoria & Albert Museum. 

Il XIX secolo vede, grazie soprattutto al progresso tecnologico della stampa, un nuovo salto di qualità nella storia del ricamo favorita dalla diffusione di una serie di schemi basati sul punto croce che incrementano la popolarità di questa tecnica.  

Il ricamo diventa l’occupazione principale sia per le dame aristocratiche, che lo fanno come svago, che per le classi più popolari che invece lo fanno per lavoro, e gli “imparaticci” cominciano ad abbondare di simboli religiosi, cuori trafitti, madonne e santi, ma anche frasi che celebrano amore, amicizia e morte… 

Con il progresso della chimica iniziano a diffondersi i fili colorati ma le cifre sulla biancheria rimangono rosse, poiché il rosso era il solo colore che poteva resistere a numerosi lavaggi. 

Inoltre, iniziano ad essere introdotti i fili di cotone e di lana al posto di quelli di seta, quindi il ricamo diventa sempre più “POP”. 

Anche per questo motivo Ueila ha voluto mantenere nei propri ricami un continuo rimando al filo rosso, proprio per sottolineare ed in un certo senso omaggiare, il legame con la storia del ricamo, quest’arte così affascinante ed antica. 

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